ATTILIO MOMIGLIANO.

Saggio critico su: LUDOVICO ARIOSTO.
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          FONDAZIONE "EZIO GALIANO" onlus.
       BIBLIOTECA TELEMATICA PER NON VEDENTI.
          "Regala un libro ad un cieco".
PROGETTO: ANTOLOGIA ELETTRONICA DELLA LETTERATURA ITALIANA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il meraviglioso nell'Orlando Furioso.
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Tratto da:
Saggio su: l'Orlando Furioso. 
1967 Laterza Editrice, Bari.
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Il meraviglioso  sparso in innumerevoli particolari dell'Orlando;  concentrato in alcuni degli episodi di pi nobile spiritualit; , infine, l'atmosfera stessa in mezzo alla quale si svolge l'infinito corteo degli eventi.
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L'epica ariostesca  in parte spettacolo di bellezza, le mosse degli agili corpi; in parte figurazione di spiriti superiori; in parte rappresentazione di qualit e di fatti sovrannaturali.
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Molti guerrieri hanno una forza straordinaria; alcuni sono invulnerabili e hanno cavalli, armi, scudi qual non siede in questa mortal marca.
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In fondo questo  un meraviglioso superficiale e di effetti limitati: finisce per essere un sottinteso; a lungo andare ci si abitua e quasi non ci si bada pi.
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Altri prodigi puramente esteriori lasciano deboli tracce nella nostra fantasia. vi destano invece una commozione incantevole quelli che sono come la trasfigurazione di certe plaghe recondite della nostra vita interiore. L'Ariosto profondo  qui, in queste invenzioni che paiono senza pensiero e sono come veli che fluttuano e dileguano al sole.
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Chi sapr dire quali ore di contemplazione, quale errabonda alternativa di sensazioni di riflessioni e di fantasie sul fascino della donna e dell'amore, sugli occulti richiami delle bellezze del paesaggio alle promesse delle forme femminili saranno confluite dall'esperienza terrena di Ludovico mentre scriveva i canti di Alcina?
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Poich sotto quelle pagine magiche risplende l'umana seduzione delle forme e dei sensi; come negli andirivieni ingannevoli del palazzo di Atlante assume l'aspetto di magica favola l'umano atteggiamento della fantasia che raggiunge e smarrisce e ritrova le immagini del cuore; come nel labirinto del poema, dove il caso trascorre bizzarro e inafferrabile, si rivela, per eventi d'incomparabile variet e d'incomparabile armonia, quel bisogno che  in quasi tutti modesto di pascere la fantasia nei pi diversi campi, ed era nell'Ariosto il fondamento della sua intima vita.
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Nel perpetuo incontrarsi e divagar degli eventi del Furioso ci sembra di sentire il ritmo della nostra fantasia; nella favola di Alcina ci sembra di veder lo specchio delle sensazioni che l'incatenano e lo addormentano; in quella di Atlante il mito dei suoi vagabondaggi alterni dalla realt al sogno; in quella della luna il significato ultimo di questa nostra facolt che toglie alla terra linee e peso e disperde in un sorriso indefinito le sue necessit, le sue leggi, la sua apparente sapienza.
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Quando si  ben capito il significato della musica mutevole del poema e la capacit suggestiva di queste tre invenzioni, si  anche capito che l'Ariosto  un poeta profondo, ma in un senso diverso dai comune.
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Non  il poeta di quelle esigenze morali cos austere che si confondono con la fede: e anche quando tocca queste corde, ne ricava un suono affettuoso che ispira simpatia ma non venerazione. il poeta di una sfera istintiva, del sentimento ingenuo, della fantasia che corre e s'incanta.
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Il Furioso  un'interminabile fuga di avventure straordinarie e comuni, una vicenda perpetua di incontri inaspettati e di sbite scomparse. Si rinnova ad ogni canto, e spesso pi volte in un canto, la sensazione d'una potenza che mova gli uomini, li avvicini, li mescoli, li disperda, li riunisca, oltre la difension de' senni umani.
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Il miracolo costante del poema  l'improvviso sopravvenire di nuovi personaggi a mutar la sorte dei primi e la fisionomia della scena: l'inatteso trascolorar degli eventi, il trapassare del paesaggio dalla solitudine deserta al tumulto, e da questo al pi tranquillo silenzio; il risonar subitaneo di una nota gioconda, dolente, incantata, eroica in mezzo ai luoghi riposati o silenti.

Non sono del nostro mondo quel fluire infaticabile di un'azione in un'altra; quel vento magico che trascina senza posa le donne e i cavalieri; quel continuo sorgere e cadere di ostacoli; quel continuo interporsi e svanire di distanze immense varcate in galoppate fantastiche.
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Sicch, pure in mezzo allo sfrenarsi delle avventure, si finisce per avere l'impressione di immobile corsa e di silenzioso fragore che danno i grandi viaggi della fantasia.
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A questo naturalmente contribuisce sopra tutto l'arte dell'Ariosto, la musica del suo verso che diffonde intorno ai limpidi suoni un'atmosfera d'intento silenzio: perci nelle sue pagine vi par di sentire l'aura nella quale vive la fantasia quando si allontana dal mondo e lo ricrea dentro di s liberamente.
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Il prodigio, dunque,  infuso in tutto il tessuto del poema, nell'intreccio delle sue fila, nella natura dei personaggi, in quell'alleggerirsi costante delle comuni leggi della vita, in quella distanza discreta dalle necessit dell'esistenza quotidiana che toglie la verit ma ne lascia ancora l'illusione.
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Questa  la fisionomia generale del Furioso, non proprio quella di tutte le pagine: i toni vanno dalle allucinazioni del palazzo d'Atlante ai discorsi vivaci e salaci dell'oste di Rodomonte.
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La comune difficolt di definire un capolavoro, qui  accresciuta da quell'altra caratteristica dell'Orlando, di avere una straordinaria mobilit di toni, sicch ad un'osservazione frammentaria pare che nel poema echeggino tutte le voci della vita, mentre la verit ultima  che tutte vi trasfigurano in un'aura un p lontana.
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La malia dell'arte ariostesca  nella sua natura insieme labirintica e limpida. Le ottave singole, le pagine, gli avvicinamenti di un episodio a un altro, la costruzione delle singole parti e la loro coordinazione nascono da questo carattere dominante.
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L'opera suprema dell'Ariosto  dare una veste affascinante al Caso che move tutto il poema: fare dell'Orlando una cangiante fantasmagoria, una rete di strade innumerevoli, dove il lettore non si smarrisce e non si stanca perch il volo del poeta  sempre accompagnato dalla beatitudine del suo pellegrinare.
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Questo agevole affollarsi e vuotarsi, formarsi e disperdersi degli avvenimenti e delle scene nasce dall'agilit della fantasia, ma presuppone uno stato d'animo particolare che, diffuso dovunque.  per concentrato nell'episodio della luna, la remota fonte spirituale del poema.
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Il corso di avvenimenti che d'improvviso s'ingrossa in fiume e d'improvviso s'attenua in ruscello, l'alternarsi incessante di silenzio e di tumulto, nascono da un atteggiamento dell'animo per il quale la realt  un inconsistente fluire di eventi, dall'attitudine a scivolar sulle cose come sulla curva di un'onda, da una volubilit che  insieme della fantasia e del giudizio e spiega cos le inconciliabili riflessioni sugli uomini e sulle donne come il perenne formarsi e disciogliersi delle scene. Riflessioni e avvenimenti sono nel Furioso nubi che accorrono, si trascolorano e dileguano a una folata di vento.
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Le radici di questo mondo veduto come labile vicenda d'immagini e di convinzioni, sono nel vallone della luna, dove  raccolto il senno degli uomini, la facolt che d un significato alla vita e consistenza alle cose, e le cose della terra sono vedute da un'immensa distanza e come vanificate.
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Sicch tutto agli occhi del poeta di quest'invenzione, tutta la terra , per noi solida, ardente, tormentosa, costante, si assottiglia in parvenze, per un'ispirazione sfuggente come un placido volo.
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Nel vallone della luna  radunato ci che si perde nel mondo per colpa degli uomini o del tempo o della fortuna. L finisce la fama, che qui si consuma; l salgono le preghiere e i voti che i peccatori fanno a Dio, le lagrime e i sospiri degli amanti: la si ritrovano il tempo perduto nel giuoco, l'ozio degli ignoranti, i desideri e i disegni vani, i grandi regni antichi, i doni interessati, le adulazioni, i favori dei principi, i trattati, le congiure, l'opera dei monetieri e dei ladroni, le elemosine postume, la donazione di Costantino, le bellezze delle donne.
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Notate la mescolanza di cose frivole e vili e di cose serie; e, se vi rimanesse qualche dubbio intorno all'atteggiamento del poeta, fermatevi alla conclusione:
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Lungo sar, se tutte in verso ordisco
Le cose che gli fur quivi dimostre;
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Che dopo mille e mille io non finisco,
E vi son tutte l'occurrenzie nostre.
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e al corollario:
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Sol la pazzia non v' poca n assai;
Che sta qua gi, n se ne parte mai.
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La terra, dunque,  il regno della pazzia; e pazzia  tutto ci che l'uomo vi compie. Infatti il senno degli uomini  svaporato quasi tutto nella luna:
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Poi giunse a quel che par s averlo a nui,
Che mai per esso a Dio voti non ferse;
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Io dico il senno: e n'era quivi un monte,
Solo assai pi che l'altre cose conte.
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L Astolfo vede il senno di molti che egli riteneva pieni di saggezza: chi lo perde per l'amore, chi per gli onori, per le ricchezze, per la magia, per la poesia.  difficile dire a chi l'Ariosto decreterebbe la corona del saggio: forse solo al povero di spirito.
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Veduta a questo modo, la terra sembra una bolla di sapone, la vita un'auretta bizzarra, la poesia il sogno di un uomo senza cervello. Disegni, dolori, speranze paiono, in quel remoto vallone, farneticazioni spente; a quella distanza favolosa la terra si fa lieve e vana, il significato e il segreto della vita inafferrabili: il senno:
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Era come un liquor suttile e molle,
Atto a esalar, se non si tien ben chiuso.
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Dopo questo si comprende che l'Ariosto apra il canto seguente con quel magnifico esordio improvviso, tra beffardo e lirico:
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Chi salir per me, madonna, in cielo
A riportarne il mio perduto ingegno?
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Non bisogna, infatti, esagerare il senso di distacco che d questo episodio: non ha nulla di aereo, ma quel tono sospeso fra la realt e il sogno che  la nota costante di tutto il poema.
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Le idee trapassano rapide ma immaginose, e il verso, sopra tutto nelle clausole, canta amabile e chiaro. Non siamo in un'atmosfera di Sehnsucht, di spleen, in una superba altezza metafisica, ma in una sfera dove all'aura della spiritualit si mescola la luce dell'arguzia.
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L'immaginazione parte da quello che noi chiamiamo volgarmente il mondo della luna, e lo capovolge. Qui  la terra che  diventata il mondo della luna; e il pallido astro che illumina le nostre notti di illusi,  lo specchio nel quale si riflettono le nostre vanit di terrigeni.
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In quel vallone si raccolgono con le loro vere sembianze tutte le cose ingannevoli e inconsistenti della vita: e la pazzia che le genera senza tregua, rimane sempre in terra a tessere la sua perpetua tela:
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Sol la pazzia non v' poca n assai;
Che sta qua gi, n se ne parte mai.
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L'episodio  una fantasia vaga, attraente, corrosiva, circondata di sorrisi e di silenzio. Certi versi, labili come la ruota della fortuna o muti come l'oblio, vi danno in fugaci istanti l'impressione grave del tempo che smorza il frastuono delle nostre vicende; ma altri, mescolati con questi, fissando in aspetti coloriti e arguti le vanit sepolte nella luna, attenuano quel senso di caducit, e vi mantengono in quella sfera media tra la sfumatura e la forma che  il carattere della poesia ariostesca.
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Finch questa impressione indecisa culmina nella figurazione del senno, insieme chiara e impalpabile, grave e arguta:
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Era come un liquor suttile e molle,
Atto a esalar, se non si tien ben chiuso.
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FINE.
